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L'edificio della Democrazia si è
gravemente deteriorato per l'incrinarsi dei pilastri sui quali poggiava:
l'indipendenza dei poteri, la rappresentatività e il rispetto
delle minoranze. La teorica indipendenza dei poteri è un assurdo.
Ed in effetti basta svolgere una semplice ricerca sull'origine e sulle
articolazioni di ciascun potere per rendersi conto degli intimi rapporti
che lo legano agli altri. E non potrebbe essere altrimenti visto che
tutti fanno parte di uno stesso sistema. Quindi, le frequenti crisi
dovute al predominio di un potere sull'altro, al sovrapporsi delle
funzioni, alla corruzione e alle irregolarità, sono il riflesso
della situazione economica e politica globale di un dato paese.
Per quanto riguarda la rappresentatività, c'è da dire
che all'epoca in cui fu introdotto il suffragio universale, si pensava
che ci fosse un solo atto, per così dire, tra l'elezione dei
rappresentanti del popolo e la conclusione del loro mandato. Ma, con
il passare del tempo, si è visto chiaramente che oltre a questo
primo atto con il quale i molti scelgono i pochi, ne esiste un secondo
con il quale questi pochi tradiscono i molti, facendosi portatori
di interessi estranei al mandato ricevuto. E questo male si trova
ormai in incubazione nei partiti politici che sono ridotti a dei puri
vertici separati dalle necessità del popolo. Ormai, all'interno
della macchina dei partiti, i grandi interessi finanziano i candidati
e dettano la politica che questi dovranno portare avanti. Tutto ciò
evidenzia una profonda crisi nel concetto e nell'espressione pratica
della rappresentatività.
Gli umanisti lottano per trasformare la pratica della rappresentatività
dando la massima importanza alle consultazioni popolari, ai referendum,
all'elezione diretta dei candidati. Non dimentichiamoci che in numerosi
paesi ancora esistono leggi che subordinano i candidati indipendenti
ai partiti politici, oppure requisiti di reddito e sotterfugi vari
che limitano la possibilità di presentarsi davanti alla volontà
popolare. Qualsiasi Costituzione o legge che limiti la piena capacità
del cittadino di eleggere e di essere eletto è una beffa nei
confronti del fondamento stesso della Democrazia reale, che è
al di sopra di ogni regolamentazione giuridica. E se si vorrà
dare attuazione pratica al principio delle pari opportunità,
i mezzi di comunicazione di massa dovranno mettersi al servizio della
popolazione nel periodo elettorale, durante il quale i candidati pubblicizzano
le loro proposte, dando a tutti esattamente le stesse opportunità.
Oltre a questo dovranno essere emanate leggi sulla responsabilità
politica in base alle quali quanti non manterranno le promesse fatte
agli elettori rischieranno l'interdizione, la destituzione od il giudizio
politico. Questo perché il rimedio alternativo, che attualmente
va per la maggiore e secondo il quale gli individui e i partiti inadempienti
saranno penalizzati dal voto nelle elezioni successive, non pone affatto
termine a quel secondo atto con cui si tradiscono gli elettori rappresentati.
Per quanto riguarda la consultazione diretta su temi che presentano
carattere d'urgenza, le possibilità tecnologiche di metterla
in pratica crescono di giorno in giorno. Non si tratta di dare priorità
a inchieste od a sondaggi manipolati, si tratta invece di facilitare
la partecipazione ed il voto diretto attraverso mezzi elettronici
ed informatici avanzati. In una Democrazia reale deve essere data
alle minoranze la garanzia di una rappresentatività adeguata
ma, oltre a questo, si devono prendere tutte le misure che ne favoriscano
nella pratica l'inserimento e lo sviluppo. Oggi le minoranze assediate
dalla xenofobia e dalla discriminazione chiedono disperatamente di
essere riconosciute e, in questo senso, è responsabilità
degli umanisti elevare questo tema a livello di discussione prioritaria,
capeggiando ovunque la lotta contro i neofascismi, palesi o mascherati
che siano. In definitiva, lottare per i diritti delle minoranze significa
lottare per i diritti di tutti gli esseri umani.
Ma anche all'interno di un paese esistono intere province, regioni
o autonomie che subiscono una discriminazione analoga a quella delle
minoranze come conseguenza delle spinte centralizzatrici dello Stato,
che è oggi solo uno strumento insensibile nelle mani del grande
capitale. Questa situazione avrà termine quando si darà
impulso ad un'organizzazione federativa grazie alla quale il potere
politico reale tornerà nelle mani di tali soggetti storico-culturali.
Il P.U. con la proposta di legge di iniziativa popolare,
già presentata alla Cassazione con 60.000 firme, "Legge
di Responsabilità politica" lotta per una democrazia reale,
partecipativa e diretta. Una forma di governo con retro-alimentazione
e consultazione. Ciò è opposto alle imposizioni
autocratiche, autoritarie o maggioritarie nel processo della presa
di decisioni sulle questioni più importanti che riguardano
la vita e il futuro della gente.
Il P.U. favorisce le opzioni e scelte, accompagnate da responsabilità
e conoscenza, invece di costrizione e proibizione, seguiti da punizione.
Il P.U. promuove anche la rappresentazione e partecipazione proporzionale
di tale pluralità nella vita sociale e politica.
Il P.U. promuove il decentramento, con un federalismo che si opponga
al monopolio del centralismo statale. Un federalismo che consegni
il massimo dei poteri ai loro legittimi depositari: gli abitanti di
un Comune, poi di una provincia e così via, in modo che gli
organi regionali e statali fungano solo da coordinamento. Questo federalismo
darà la massima importanza alle consultazioni dirette, ai referendum
abrogativi e propositivi. |
Vedi anche: L'essere
umano come valore centrale, Non violenza
attiva, Tolleranza attiva e non-discriminazione,
Proprieta' partecipata dei lavoratori,
Democrazia reale
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