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4. Proprieta' partecipata dei lavoratori

Vogliamo un sistema economico e sociale che favorisca forme di organizzazione solidali e che stabilisca una relazione di parità tra il capitale e il lavoro. In questo senso ci definiamo chiaramente in opposizione al neoliberismo ed a qualsiasi altro modello che sia espressione del sistema capitalista; inoltre affermiamo la necessità di superare le proposte centraliste e stataliste che già dimostrarono storicamente la loro inefficacia.
"Gli umanisti non hanno bisogno di grandi discorsi per mettere in evidenza il fatto che oggi esistono le possibilità tecnologiche per risolvere, a breve termine e per vaste zone del mondo, i problemi della piena occupazione, dell'alimentazione, della salute, della casa, dell'istruzione. Se queste possibilità non si tramutano in realtà è semplicemente perché la speculazione mostruosa del grande capitale lo impedisce."
"Per gli umanisti i fattori della produzione sono lavoro e capitale, mentre speculazione ed usura risultano superflui. Nella situazione attuale, gli umanisti lottano per trasformare radicalmente l'assurdo rapporto che si è stabilito tra questi due fattori. Fino ad oggi è stata imposta questa regola: il profitto al capitale ed il salario al lavoratore. E questo squilibrio è stato giustificato con l'incremento del rischio che l'investimento comporta….. Come se il lavoratore non mettesse a rischio il suo presente ed il suo futuro nei flussi e riflussi della disoccupazione e della crisi. Ma c'è in gioco anche il potere di decisione e di gestione dell'azienda. Il profitto non destinato ad essere reinvestito nell'azienda, non diretto alla sua espansione o diversificazione, prende la via della speculazione finanziaria. Così pure il profitto che non crea nuovi posti di lavoro, prende la via della speculazione finanziaria. Di conseguenza, la lotta dei lavoratori deve obbligare il capitale a raggiungere la sua massima resa produttiva. Ma questo non potrà verificarsi senza una compartecipazione nella gestione e nella direzione dell'azienda. Diversamente, come si potranno evitare i licenziamenti in massa, la chiusura e lo svuotamento delle aziende? Il vero problema sta infatti nell'insufficienza degli investimenti, nel fallimento fraudolento delle aziende, nell'indebitamento forzato, nella delocalizzazione produttiva, nella fuga dei capitali e non sta nei profitti che potrebbero derivare dall'aumento della produttività."
Nel Documento del Nuovo Umanesimo si sostiene che la rivoluzione umanista sul piano economico parte dalla modifica della relazione capitale-lavoro. La relazione attuale assegna i profitti al capitale ed il salario ai lavoratori, la distribuzione degli utili e la gestione dell'impresa restano appannaggio dell'imprenditore, proprietario dei mezzi di produzione.
La proposta umanista è basata sul concetto che gli imprenditori ed i lavoratori devono compartire sia gli utili che le decisioni imprenditoriali.
D'altra parte molti imprenditori si stanno rendendo conto di essere ormai diventati semplici impiegati della banca, ormai strumenti in mano alle grandi speculazioni finanziarie.
La nostra proposta "proprietà partecipata dei lavoratori nell'impresa" mantiene comunque la relazione capitale-lavoro ma i lavoratori dell'impresa dove lavorano hanno il diritto di partecipare agli utili e alla gestione dell'impresa. In questo modo i lavoratori aumenteranno la loro quota di potere all'interno dell'azienda e ciò rafforzerà la loro posizione e, in definitiva, dell'impresa stessa. Questo farà sì che gli utili vengano reinvestiti evitando la speculazione, l'impoverimento, la delocalizzazione, i licenziamenti.
Vedi anche: L'essere umano come valore centrale, Non violenza attiva, Tolleranza attiva e non-discriminazione, Proprieta' partecipata dei lavoratori, Democrazia reale
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