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Storia e processo della Bolivia

Panorama politico precedente alle elezioni del 2005
Nel 1982 in Bolivia finisce l’ultima dittatura e si ritorna al processo democratico. Lo stesso partito con lo stesso presidente che nell’anno 1952 aveva nazionalizzato le miniere e promosso una riforma agraria, ritorna al governo nel 1985 e comincia ad imporre il modello neoliberista per poi “capitalizzare” (privatizzare) i beni dello stato.
E’ opportuno segnalare che in Bolivia non c’è il ballottaggio. Quando il vincitore delle elezioni non raggiunge il 50% + 1 dei voti, deve arrivare ad un accordo con gli altri partiti che hanno ottenuto seggi in parlamento.
Ragion per cui sia il primo sia il secondo eletto hanno la possibilità di diventare governo, secondo la propria capacità di negoziare e di stabilire alleanze con il resto delle forze politiche presenti in parlamento.
Questo fece sì che in Bolivia ci fossero per più di 20 anni poltrone all’asta, corruzione e alleanze impensabili quali quella del partito di un dittatore con il partito dei perseguitati politici per formare un governo.
Una delle questioni più sorprendenti è che più del 70% della popolazione boliviana è di discendenza indigena, me è solo a metà degli anni ‘90 che arriva in Parlamento, e in modo del tutto eccezionale, qualche deputato in rappresentazione di questa maggioranza nazionale.

Elezioni 2005
Dopo una lunga successione di crisi sociali e politiche, la Bolivia arriva alle elezioni del 2005. Due raggruppamenti diametralmente opposti si disputano le preferenze della popolazione: uno è l’ ultra-conservatore Poder Democrático y Social (PODEMOS), capeggiato dal l’ex-presidente Jorge Quiroga, e l’altro è il Movimiento Al Socialismo (MAS) di taglio nazionalista-indigenista, che ha come leader il dirigente aymara Evo Morales.
Inchieste, analisti e mezzi di comunicazione sbagliano i pronostici o forse tendono per il candidato conservatore, il fatto è che nessuno si avvicina minimamente al risultato finale: Evo Morales vince con il 54%.

Il governo Evo Morales
La nazionalizzazione delle fonti di idrocarburi, la ri-negoziazione forzata dei contratti con le compagnie petrolifere transnazionali che agiscono nel paese, le crisi diplomatiche con l’Argentina e il Brasile sulla vendita del gas boliviano, una nuova riforma agraria, accordi di “libero commercio” con il Venezuela e Cuba, l’elezione di un’Assemblea Costituente, tra le altre azioni, occupano la prima metà del primo anno di governo di Evo Morales. Una grande sorpresa poiché gli osservatori non si aspettavano che Morales portasse a compimento tutte le sue promesse elettorali. “Non c’è sorpresa in ciò che sta facendo, ma piuttosto si può dire che sta rispettando punto per punto l’offerta che aveva fatto al paese”, spiega l’analista politico boliviano Carlos Toranzo.

Panorama post-elettorale
Dopo un tale risultato elettorale i partiti tradizionali non sono riusciti ad organizzare un’opposizione e hanno lasciato un vuoto che fu presto occupato dai Comitati Civici e dai mezzi di comunicazione.
Durante la decade del 1950, in risposta alla sparizione dei governi municipali, in ogni dipartimento erano nati i comitati civici per la difesa degli interessi della cittadinanza di fronte al governo centrale. Dicono che questa fosse l’intenzioni dei loro fondatori. Col passare del tempo, questi comitati si sono trasformati in vere e proprie corporazioni -imprenditoriali e politiche- che lavorano per la difesa degli interessi economici della classe dominante in ogni dipartimento.
Ora che i boliviani e le boliviane contano nuovamente su governi municipali e dipartimentali scelti per votazione diretta, i comitati civici non possono più attribuirsi il diritto d’intermediazione tra la cittadinanza e il governo centrale.

Assemblea Costituente
La convocazione e l’instaurazione dell’Assemblea Costituente è un promessa elettorale di Evo Morales. I partiti tradizionali ovviamente si opponevano o non la ritenevano necessaria visto che l’attuale costituzione li aveva beneficiati per anni.
Ad ogni modo i partiti conservatori si presentano all’elezione di costituenti e il partito di Morales raggiunge ancora la maggioranza tra i costituenti. A partire da questo momento i partiti tradizionali cominciano il loro lavoro di ostruzionismo all’assemblea. Siccome non possono imporre le leggi che vorrebbero, giocano a mettere il bastone tra le ruote in modo che scada il termine per la presentazione della carta magna, poiché se non si presenta nei termini previsti non ci sarà riforma e si manterrà la validità della precedente costituzione.
Gli intralci più rilevanti riguardano le questioni su:
le autonomie
i due terzi
la capitale

Autonomie
Tutto tende verso la decentralizzazione. Approfittando di questa tendenza gli elementi che sono rimasti dei partiti tradizionali ripiegano e fanno di Santa Cruz, la città che ha meglio saputo utilizzare il vecchio modello, il loro bastione. Da lì cominciano a chiedere autonomia e fanno di questa causa la loro bandiera per riorganizzarsi. Quando il Governo si dichiara a favore delle Autonomie, non solo a livello di dipartimento o di provincia, ma anche a livello di municipi e di comunità, ovviamente i conservatori si oppongono, lasciando capire il loro vero interesse: un tipo di autonomia che permetta loro di centralizzare tutto nel dipartimento di Santa Cruz per poter controllare le risorse naturali (il gas in particolare) che esistono nella zona.

Due terzi
Visto che il partito di Evo Morales è maggioranza nell’Assemblea Costituente, i conservatori lanciano una campagna perché gli articoli della nuova costituzione vengano approvati con 2/3 dei voti. Sanno che per arrivare ai 2/3 si dovrà negoziare con loro e allora la campagna invoca “il rispetto delle minoranze”, il che è molto ironico in bocca a questi signori che non hanno mai fatto qualcosa di simile durante la loro gestione. Insistono sui 2/3 dicendo che il governo non è democratico e negando il fatto che sia nell’elezione presidenziale sia in quella della costituente il governo ha ottenuto più del 50% dei voti.

Capitale
Dopo che la Bolivia entrò nella sua tappa repubblicana, la città di La Paz cominciò ad avere sempre più peso, soprattutto economico, beneficiata dalla sua ubicazione geografica sulla via delle esportazioni di minerali. La Paz contava con il potere economico, o detto in un altro modo, a La Paz risiedevano i gruppi di potere economico che volevano avere anche il potere politico. Questo diede origine ad una guerra civile per spostare la capitale alla città de La Paz. Questa guerra civile finì nel 1899 con un accordo: Sucre continuava ad essere la capitale e ad ospitare il potere giudiziale, mentre La Paz diventava la sede del Governo e quindi l’esecutivo e il parlamento ci si spostarono.
I processi storici sono sorprendenti. Cento anni dopo Santa Cruz detiene il potere economico e i gruppi di potere ne risiedono. Ma, astutamente, questi gruppi di potere non chiedono che la capitale venga spostata a Santa Cruz poiché ciò sposterebbe anche l’epicentro dei problemi a casa loro. Sostengono invece che la capitale debba tornare ad essere Sucre, una richiesta che la città avanza da anni. Sucre ha poco più di 200 mila abitanti e quindi per anni la loro richiesta non ha avuto peso sufficiente, ma con l’appoggio di Santa Cruz la richiesta acquisisce un altro livello. Mai come ora le persone hanno visto così vicina la possibilità di riavere la piena capitale e con essa il progresso e lo sviluppo a cui aspirano.
Per legge l’Assemblea Costituente era vincolata a tenere le sue sessioni a Sucre. Quando si toglie dall’agenda la questione del ritorno della capitale piena a questa città cominciano gli atti di violenza: i cittadini aggrediscono fisicamente i costituenti nelle strade. E quando il governo decide di spostare la sede della costituente alla Glorieta che si trova nella periferia della città, l’opposizione gioca la sua carta più forte: scommette ad un grande massacro, mobilitando la gente fino al recinto per impedire le sessioni. Il governo si limita a difendere la nuova sede con tre anelli di protezione, il più interno con militari senz’armi da fuoco –solo con equipaggiamento antisommossa-, il secondo con polizia senz’armi da fuoco ma con equipaggiamento antisommossa e l’anello esterno con movimenti sociali che da ovest si trasferiscono a Sucre.

Si è detto che l’opposizione ha scommesso al massacro. Gli incidenti in cui tre persone hanno perso la vita suscitano un profondo rammarico e il governo ha aperto un’inchiesta perché gli spari sono partiti da armi calibro 22 mm, che ne’ la polizia ne’ l’esercito ha in dotazione.

Con una mossa politica il governo riesce a investire di potere decisionale il direttivo dell’assemblea per poter tenere le sessioni in altre città dove il lavoro possa essere meglio garantito. Il termine ultimo è il 14 di dicembre e purtroppo ci si aspetta un incremento degli incidenti con l’avvicinarsi di questa data.

Articolo di Raúl Mercado Wagner 13-12-2007

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