Sito ufficiale del Partito Umanista di Firenze
Home
Appoggio Bolivia
Disarmo nucleare
Eventi, campagne
Internazionale
Forum Umanista
Materiali
Posizioni
Stampa
Elezioni
Fotogallery
Video
Links
Cartoline
Contatti

Evo Morales, l'uomo nel mirino

Non è un populista come Chavez. Non ha alle spalle una rivoluzione come Castro. Non si è convertito a un neoliberismo dal volto umano come Lula. Non è un peronista camuffato come la dinastia presidenziale argentina dei Kirchner. E è per questo che Evo Morales, il presidente della Bolivia, fa molta paura. Fa paura perché guida un Paese ricco di risorse energetiche (gas e petrolio) ancora non sfruttate. Fa paura perché non è un politico tradizionale, ma un esponente dei movimenti sociali e del sindacato prestato alla politica. Fa paura, soprattutto, perché è il primo presidente indio, Aymara, e lo rivendica richiamandosi alla propria storia e alla propria cultura. Anche se in quella cultura si prevede la coltivazione tradizionale della pianta di coca.

Una paura che lo sta trasformando nel "target" di un probabile colpo di stato in vecchio stile latinoamericano, con tanto di Cia dietro le quinte. Nonostante che sia un presidente eletto democraticamente, che le sue riforme seguano un iter parlamentare e non quello dei decreti presidenziali. Nonostante che la sua cultura di sindacalista lo conduca più al dialogo e alla mediazione che all'imposizione e al decisionismo. Su questo aspetto, infatti, le differenze fra Morales e Chavez sono evidenti, come invece esiste un'affinità maggiore, soprattutto nel metodo, con il brasiliano Lula.

«Gli Stati Uniti stanno finanziando le organizzazioni conservatrici della destra - racconta Morales -. Stanno cercando di far passare questi finanziamenti come improbabili aiuti per creare "un contrappeso" al governo che sto guidando. Finanziamenti esterni per interessi esterni camuffati da aiuti. Mi ricordo delle basi militari nel territorio, a esempio, di Cochabamba, dove militari americani davano ordini a soldati boliviani con la scusa della lotta al narcotraffico, e invece si faceva la guerra ai cocaleros, ai poveri agricoltori che coltivavano la pianta di coca tradizionalmente e non producevano cocaina. La cosa incredibile è che oggi io sono a capo delle forze armate. E come capo delle forze armate posso affermare che basi del genere non ci saranno più. Stiamo preparando - prosegue - un emendamento alla Costituzione che dichiara che la Bolivia rifiuta la guerra. Ma questo non vuole dire che rinuncia a difendersi dai nemici esterni e interni».

I nemici di Morales, quelli che lo vorrebbero destituire - e più volte si è parlato addirittura della sua eliminazione fisica. I guai sono concentrati soprattutto nella provincia indipendentista di Santa Cruz. Dove il 20 ottobre un attentato ha colpito la sede della delegazione venezuelana e una casa che ospitava alcuni medici cubani. E dove da mesi viene segnalata la presenza di paramilitari colombiani, gli stessi addestrati dai consulenti statunitensi per la lotta alle Farc in Colombia.

Vai alla pagina dedicata alla Bolivia >>
Fonte: Parte di un articolo di Pietro Orsatti >>

Google
WWW
Partito Umanista Firenze